Il nostro pensiero

PERCHÉ È IMPORTANTE CHE I BAMBINI FACCIANO MUSICA: IL NOSTRO PENSIERO

Perché la musica è già dentro il bambino e fa parte del suo patrimonio. Come sostiene Philipp Ball nel suo testo “L’istinto musicale”: “Il cervello umano è dotato per natura dell’apparato mentale necessario alla musicalità e utilizzerà tali strumenti a prescindere dalla nostra volontà cosciente”. Ogni uomo possiede quindi l’essenza della musicalità indipendentemente dall’essere un musicista, contrariamente al pensiero comune che considera la dote musicale esclusivo appannaggio di individui di talento.
Ne consegue che la musica non va intesa come disciplina fine a sé stessa, e orientata esclusivamente alla produzione musicale in senso stretto, ma è lo strumento privilegiato per lo sviluppo di tutte le attività psico-intellettive concorrenti alla formazione globale dell’individuo. La musica favorisce l’attenzione e la concentrazione, la percezione e il senso dell’orientamento, il linguaggio, le capacità imitative, logico-matematiche, la coordinazione motoria fino allo sviluppo della socializzazione e delle competenze relazionali.
Roberto Goitre, in Italia, è stato uno dei precursori di questa visione, e questo suo pensiero è evidente nell’ultimo testo “Far musica è…” , l’opera uscita postuma a metà anni ’80, a cura del suo allievo più vicino Mario Pigazzini, in cui più di ogni altra si manifesta l’organicità della didattica del Maestro.

IL SISTEMA GOITRE: LE PAROLE CHIAVE

Il Sistema Goitre nasce dall’attività di studio e ricerca che i docenti del Centro Goitre hanno compiuto nei suoi trent’anni di vita. È caratterizzato dalla confluenza di pensieri pedagogici e metodi didattici storici, a partire dal pensiero di Roberto Goitre, che sono stati fatti propri e arricchiti dall’esperienza sul campo maturata in anni di lavoro a contatto con bambini e ragazzi, al fine di perfezionare e rafforzare approcci educativi in grado di promuovere il miglior apprendimento degli alunni.
Attraverso il Sistema Goitre non s’intendono avanzare soluzioni univoche, consegnare una tavola delle leggi o indicare una metodologia di riferimento rigida, quanto piuttosto offrire una didattica organica ed efficace, che tenga conto dei diversi contesti in cui l’insegnante si trova ad operare, ponendo sempre al centro l’individualità di ogni allievo e il potenziamento delle sue naturali capacità e sensibilità musicali.

I principi che costituiscono le fondamenta del Sistema Goitre sono raccolti ed approfonditi nel manuale del Centro Goitre “Insegnare Musica ai Bambini”, pubblicato nel 2013.

Le parole chiave del Sistema Goitre sono:

Esperienza pratica

L’apprendimento musicale, come ogni altra forma di apprendimento, si serve di un momento d’esperienza diretta del fenomeno e di una conseguente elaborazione. Per questo l’educazione musicale non può che iniziare dalla pratica, attraverso ascolto, voce e movimento, e può essere sperimentata da tutti subito e senza bisogno di preliminari nozioni. I bambini possono quindi svolgere attività musicali sin dall’età prescolare in cui attraverso canti, danze e giochi musicali costruiscono quel bagaglio di competenze indispensabile per la conoscenza del linguaggio musicale.

Gioco

Il gioco è la vita stessa del bambino, è il modo di essere e fare esperienza e soddisfa una vasta serie di esigenze contrapposte: fare, esplorare, conoscere, liberarsi delle energie superflue, misurarsi con sé stesso e con le cose, comunicare, esprimersi, socializzare. Attraverso il gioco egli si appropria delle spazio e del tempo, sperimenta fenomeni sensoriali e percettivi, esplora e manipola e acquisisce progressivamente la consapevolezza del mondo che lo circonda. Il gioco è uno dei linguaggi utilizzati dai bambini. Di conseguenza per parlare con loro bisogna saper giocare.

Madrelingua musicale

La musica va appresa a partire dalla propria cultura di appartenenza e nel modo in cui si impara a parlare: attraverso pratica, imitazione e sperimentazione. Ogni popolo ha una propria lingua nazionale e un proprio linguaggio musicale fusi nella musica popolare che resta punto di riferimento pregnante del percorso educativo musicale dei bambini. Oggi, tuttavia, linguaggi e culture diverse si affacciano, si confrontano, si fondono con sempre maggiore frequenza ed è un aspetto che non bisogna trascurare nella scelta dei repertori da proporre e nell’educazione all’ascolto delle nuove generazioni.

Voce e Movimento

Il movimento e il canto sono i mezzi più immediati e naturali del fare musica e rappresentano due modalità espressive che consentono al bambino di vivere direttamente, profondamente e da subito il fenomeno musicale. La voce, strumento musicale per eccellenza dell’essere umano, attraverso soprattutto la pratica del canto collettivo, mezzo espressivo ed educativo, permette di sviluppare le competenze di base del linguaggio musicale e diventa inscindibile dal movimento. Pratiche di espressione corporea, body-percussion, danze e coreografie sono le modalità di risposta del corpo alle attività musicali.

Musica d’Insieme

Per fare musica, apprenderla, viverla, sentirla, interiorizzarla è indispensabile lavorare in gruppo, suonare insieme, confrontarsi, accordarsi. Il coro nell’esperienza vocale, come l’orchestra per quella strumentale, sono strumenti metodologici privilegiati che favoriscono attenzione, capacità di ascolto, concentrazione e senso ritmico e consentono, nel contempo, di attivare un importante laboratorio di socializzazione e convivenza civile.

La solmisazione o lettura relativa

Il sistema della lettura relativa è alla base della metodologia per l’alfabetizzazione musicale usata dal Centro Goitre. Come nell’apprendimento della lingua si impara prima a parlare e poi a leggere così attraverso una scrupolosa educazione dell’orecchio, si arriva alla lettura musicale. La lettura relativa cerca di definire le funzioni e le relazioni che i singoli suoni hanno nei confronti della globalità del brano di cui fanno parte. I suoni vengono considerati esclusivamente in base al proprio ruolo e ciò consente di facilitare e di chiarire la lettura formando una solida base sulla quale l’orecchio riesce ad orientarsi.

IL SISTEMA GOITRE: LE TRE FASI

I docenti autori del testo “Insegnare Musica ai Bambini” hanno individuato e definito tre fasi di apprendimento che orientano la pratica didattica con i bambini.

Fase 1.

LA PROPOSTA

I processi imitativi sono i mezzi privilegiati con i quali il bambino si relaziona con il mondo. Attraverso un processo essenzialmente imitativo, l’insegnante propone un canto o un ascolto sul quale, secondo un percorso graduale e funzionale, andrà a strutturare una serie di attività che consentiranno all’allievo, in maniera più o meno consapevole, una piena interiorizzazione del brano di partenza.

Fase 2.

DALL'IMITAZIONE AL RICONOSCIMENTO

In questa fase l’insegnante guida l’allievo all’identificazione degli elementi ritmici, melodici, armonici e formali del linguaggio musicale. A partire dal brano proposto e interiorizzato nella prima fase attraverso l’uso di nomi ritmici prestabiliti, che facilitano la riproduzione del ritmo con la voce, e della chironomia, segni convenzionali della mano che consentono una prima collocazione dei suoni nello spazio, viene agevolata la formazione di un pensiero musicale completo.

Fase 3.

LA SCRITTURA
E LA LETTURA

Solo al termine di tutto questo processo avviene la codificazione degli elementi del linguaggio musicale attraverso la scrittura su pentagramma e la lettura, secondo i principi della solmisazione relativa. La scrittura viene affrontata nelle varie modalità, dalla scrittura analogica come esperienza senso-motoria, a quella ideografica, dalla scrittura in campo aperto a quella sul pentagramma.

LE FIABE MUSICALI

La fiaba è un importante mezzo di comunicazione per i bambini perché parla nell’unico linguaggio che loro riescono a comprendere: un linguaggio simbolico per immagini che è affine ai loro processi mentali. Infatti la struttura mentale del bambino è ancora poco adatta a elaborare concetti astratti e a collegarli tra di loro mediante nessi logici, ma invece è già perfettamente in grado di costruire delle catene associative per immagini. Le fiabe sono preziose perle di saggezza che possono aiutare bambini a crescere in maniera equilibrata, trovando il significato e le giuste motivazioni del “quotidiano”, vivere il mondo circostante e come affrontarlo.
Per questo il Centro Goitre ha posto sin dagli anni della fondazione particolare attenzione alla produzione di fiabe e racconti musicali con una profonda valenza didattica. Si tratta di opere per l’infanzia di origine letteraria o popolare, più e meno celebri, in cui gli insegnanti del Centro intercalano brani musicali appositamente rielaborati ed arrangiati ai fini della narrazione e pensati per essere suonati e cantati dai bambini. Molti di questi racconti e fiabe per l’infanzia hanno poi trovato pubblicazione presso le case editrici “Suvini Zerboni” e “Musica Practica” e nei “Quaderni del Centro Goitre”.

OLTRE IL METODO: L’INSEGNANTE

Gli assunti didattico-metodologici sopra esposti si basano sul presupposto fondamentale che dietro ad ogni metodo si nasconde un insegnante e l’apprendimento è un processo che si avvia e sviluppa grazie alla relazione che si instaura tra l’insegnante e l’allievo. Non è solo rilevante quello che l’insegnante conosce e sa fare, ma è altrettanto importante come si pone, come interagisce con il gruppo, come riesce ad essere comunicativo e a trasmettere ciò che è davvero necessario per gli alunni, quello che gli serve.
L’insegnante quindi non dovrebbe agire solo secondo un percorso prestabilito, ma cercare sempre nuove vie per migliorare il proprio modo di lavorare e rendere l’apprendimento dei bambini più facile e utile.
Si è portati a pensare che l’imparare possa avvenire solo un passo alla volta e secondo un percorso graduale regolare. Ma non è del tutto vero. La soluzione di un problema talvolta provoca una reazione a catena su più fronti e in breve tempo. La nostra mente è una rete di innumerevoli e inimmaginabili connessioni delle quali talvolta si è ignari. L’aspetto motivazionale e quello emotivo sono fattori determinanti per lo sviluppo delle proprie capacità. Crediamo che insegnare voglia dire prima di tutto dare la possibilità agli alunni di imparare a conoscere i propri mezzi e offrire la propria conoscenza per indicare una possibile via da percorrere. Il “metodo oltre il metodo” è qualcosa che non si può del tutto descrivere, è quell’idea sospesa e vaga che diventa meravigliosamente concreta ogni volta che un insegnante riesce a comunicare ciò che conosce e a permettere che quest’azione condizioni le capacità e le competenze dei bambini ai quali si rivolge.

Centro studi di didattica musicale
Roberto Goitre
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